La Lavorazione della Canapa
Per centinaia di anni la canapa è stata una materia prima essenziale per l’uomo. Sembra che il primo tessuto nella storia dell’uomo sia stato di canapa e che la canapa sia stata la pianta più coltivata a partire dal I millennio a.C. fino alla fine degli anni ’50. Essendo una fibra molto simile al lino, la canapa veniva utilizzata per produrre stoffe, carta, incenso e medicinali. Era inoltre la principale fornitrice dei grassi alimentari indispensabili sia all’uomo che agli animali.
La lavorazione della canapa avveniva manualmente ed era governata dalle principali fasi di raccolta, essiccamento, battitura, impilatura, tiratura, affasciatura, cimatura, macerazione a sassi, estrazione dal macero, lavatura, asciugamento, intassellamento, scavezzatura, gramolatura, ammanamento, messa in morello e abballamento.
Ancora oggi la memoria della lavorazione della canapa è indissolubilmente legata alla figura dei “maceri”, ovvero bacini d’acqua dolce artificiale che, per secoli, sono stati utilizzati nella Pianura Padana per la lavorazione tessile di questo prodotto fino a quando, nella seconda metà del XX secolo, sono stati progressivamente chiusi per recuperare terreno per l’agricoltura e l’edilizia. Per diversi decenni la coltivazione della canapa è stata abbandonata a causa dell’elevato costo di lavorazione e per l’introduzione sul mercato di prodotti di sintesi. Solo oggi torna ad attirare l’attenzione dei consumatori e delle aziende. I tempi sembrano maturi per una nuova fase di produzione e sono attualmente allo studio nuove tecnologie, in sostituzione delle lunghe e pesanti lavorazioni manuali di un tempo.
In Italia, è Ferrara la provincia nella quale, nel 2001, è ripartita la grande sfida della coltivazione e della lavorazione della canapa con il primo impianto nazionale di stigliatura, finalizzato alla produzione di fibra tessile di alta qualità.